
Fannysmackin’
Sunday, May 25th, 2008
Ho detto che le parole di Grissom in quell’episodio erano uno specchio della realtà, vedendo quanto avviene in quell’episodio di CSI: Crime Scene Investigation una sorta di iperbole della realtà d’oggi. Le persone, e soprattutto i giovani, non hanno più vergogna né si sentono in colpa per ciò che fanno, a prescindere. E certe cose io le vedo tutti i giorni.
Non c’è niente che li trattenga dal rubare (anche se poi taglierebbero le mani agli stranieri che rubano, per non smentire la propria ipocrisia), drogarsi a scopo ludico et similia. Non c’è nulla che impedisca loro di stendere un velo omertoso su tutto quanto. Omertà, come per la mafia. Chiamiamo le cose con il loro nome. Tanto, perché dovrebbero sentirsi in colpa? Ah, «ma sono bravi ragazzi» vi assicureranno i genitori, spesso ignari, spesso assenti, spesso avulsi dalla realtà: la verità è che non hanno idea di come stiano davvero le cose. Ah, «ma sono ragazzi», «ma vogliono solo divertirsi».
Ma lo specchio si è infranto. Finché succedeva in un telefilm potevamo ingannarci, rassicurarci, nasconderci dietro l’apparente surrealità della cosa, troppo abominevole per pensare ad un suo verificarsi. Ma è accaduto e ciò è diventato realtà. Tragica e cruda realtà. Qualche settimana fa il fatto: un ragazzo picchiato a sangue senza alcun motivo. Senza alcun motivo, dei ragazzi volevano solamente picchiare qualcuno. E un ragazzo è morto. Morto. Non si torna indietro.
È tutto simile, terribilmente, a quell’episodio. Un gruppo di giovani, “brave famiglie”, “bravi ragazzi” dicevano. Ma si divertivano a picchiare la gente. Anche a morte.
Rendiamoci conto di quello che sta accadendo alla società. L’inerzia è enorme. L’etica è morta, scomparsa, dissolta.
«[...] senza una coscienza, non c’è niente che ti impedisca di uccidere qualcuno. Evidentemente, non devi nemmeno sentirti in colpa.»
Ho detto che le parole di Grissom in quell’episodio erano uno specchio della realtà, vedendo quanto avviene in quell’episodio di CSI: Crime Scene Investigation una sorta di iperbole della realtà d’oggi. Le persone, e soprattutto i giovani, non hanno più vergogna né si sentono in colpa per ciò che fanno, a prescindere. E certe cose io le vedo tutti i giorni.
Non c’è niente che li trattenga dal rubare (anche se poi taglierebbero le mani agli stranieri che rubano, per non smentire la propria ipocrisia), drogarsi a scopo ludico et similia. Non c’è nulla che impedisca loro di stendere un velo omertoso su tutto quanto. Omertà, come per la mafia. Chiamiamo le cose con il loro nome. Tanto, perché dovrebbero sentirsi in colpa? Ah, «ma sono bravi ragazzi» vi assicureranno i genitori, spesso ignari, spesso assenti, spesso avulsi dalla realtà: la verità è che non hanno idea di come stiano davvero le cose. Ah, «ma sono ragazzi», «ma vogliono solo divertirsi».
Ma lo specchio si è infranto. Finché succedeva in un telefilm potevamo ingannarci, rassicurarci, nasconderci dietro l’apparente surrealità della cosa, troppo abominevole per pensare ad un suo verificarsi. Ma è accaduto e ciò è diventato realtà. Tragica e cruda realtà. Qualche settimana fa il fatto: un ragazzo picchiato a sangue senza alcun motivo. Senza alcun motivo, dei ragazzi volevano solamente picchiare qualcuno. E un ragazzo è morto. Morto. Non si torna indietro.
È tutto simile, terribilmente, a quell’episodio. Un gruppo di giovani, “brave famiglie”, “bravi ragazzi” dicevano. Ma si divertivano a picchiare la gente. Anche a morte.
Rendiamoci conto di quello che sta accadendo alla società. L’inerzia è enorme. L’etica è morta, scomparsa, dissolta.
«[...] senza una coscienza, non c’è niente che ti impedisca di uccidere qualcuno. Evidentemente, non devi nemmeno sentirti in colpa.»