Archive for the 'Universe Now' Category

h1

Memoria

Tuesday, January 27th, 2009

Per non dimenticare l’Olocausto.

Per non dimenticare come siano stati raggiunti gli apici della crudeltà e della spietatezza umana. Per non dimenticare la discriminazione razziale che venne messa in atto, per non dimenticare che le persone di un intero popolo, oltre che tantissime appartenenti ad altre minoranze, vennero considerate e trattate come degli esseri inferiori, non umani. È questo che, al di là dei numeri, rende così singolare tale abominio.

Per non dimenticare la banalità orribile della macchina di morte nazista.

28/01/09: Per non dimenticare che le vittime non furono solo gli ebrei, ma anche gli omosessuali, i disabili, gli zingari, i testimoni di geova, i pentecostali, gli oppositori politici e altre minoranze: tutti considerati “Untermensch”, meno che umani. (Grazie a J_B per aver sottolineato la mia dimenticanza).

Per non dimenticare che i colpevoli non furono solo Hitler e un ristretto numero di gerarchi. Furono anche tantissimi soldati graduati o meno, persone comuni con famiglie comuni. Non comune, inaudita, ci sembra la crudeltà di uomini capaci di uccidere a sangue freddo persone inermi, civili, anziani, donne, bambini. Non ci sembra umana, o forse vorremmo che umana non lo fosse stata.

Per non dimenticare che, al di là dell’Olocausto, è stato versato il sangue di moltissimi italiani. Le deportazioni e gli eccidi che subirono i soldati italiani dopo l’armistizio, le migliaia di civili, per lo più anziani, donne e bambini barbaramente uccisi nelle rappresaglie messe in atto dalle SS e dall’esercito tedesco.

Ma anche per non dimenticare, noi italiani, che i colpevoli non furono solo gli altri. Non furono solo i nazisti, le SS, la Wehrmacht. I colpevoli furono anche italiani: coloro che sostennero o misero in atto la promulgazione delle leggi razziali, coloro che parteciparono ai rastrellamenti nei confronti degli ebrei, coloro che collaboravano con le SS.

Per non dimenticare anche tutti i crimini di guerra compiuti dalle forze alleate. Per non dimenticare i crimini di guerra compiuti da chi aveva militato nella Resistenza per poi seguire folli aspirazioni. In merito a ciò mi sento di citare Italo Calvino:

[...] ci sarà invece chi continuerà col suo furore anonimo, ritornato individualista, e perciò sterile: cadrà nella delinquenza, la grande macchina dai furori perduti, dimenticherà che la storia gli ha camminato al fianco, un giorno ha respirato attraverso i suoi denti serrati. Gli ex fascisti diranno: i partigiani! Ve lo dicevo io! Io l’ho capito subito! E non avranno capito niente, né prima, né dopo.

Per non dimenticare che nonostante tutto ciò (e le vittime dei bombardamenti sono state numerosissime), c’è stata una parte giusta e una parte sbagliata, soprattutto e nella maniera più assoluta dopo l’8 settembre 1943. L’odio razziale, i rastrellamenti, le rappresaglie, le stragi e la violenza facevano parte del sistema nazifascista.

Per non dimenticare gli altri stermini perpetrati per motivi etnici e/o religiosi, ad esempio quello attuato dai turchi nei confronti degli armeni. Per non dimenticare i massacri delle foibe e le loro vittime, oltre alla triste accoglienza che gli esuli ricevettero in Italia.

Per non dimenticare che, ancora oggi, migliaia di persone muoiono ogni giorno a causa dei terribili e sanguinosi conflitti militari e civili che affliggono il mondo. Per non dimenticare le numerosissime morti per malattia e per fame nei paesi poveri. Non vediamo bollettini di tutto ciò ai telegiornali, ma se ci fossero riporterebbero decine di migliaia di vittime ogni giorno.

Per ricordare che ogni singola vittima aveva una vita, aveva vissuto esperienze, aveva una propria storia personale. Forse è questo che, di fronte all’enormità del massacro, più si tende a dimenticare.

Volevo ricordare tutto ciò che andrebbe ricordato, perché si ricordi, e perché proprio nel gesto del ricordo non si dimentichi qualcosa. Spero che il risultato sia buono e non banale.

h1

Altruismo?

Tuesday, November 18th, 2008

Il trovare soddisfazione, forse felicità (ma è una parola da usare con parsimonia), nell’essere d’aiuto a coloro che ci stanno intorno va considerato altruismo? Dopotutto se non ci desse soddisfazione lo faremmo? E se non ci desse soddisfazione cosa significherebbe?

Ma soprattutto, ha davvero importanza tutto ciò?

h1

Watching the Great Gig in the Sky

Tuesday, September 16th, 2008

And I am not frightened of dying. Any time will do; I don’t mind.
Why should I be frightened of dying? There’s no reason for it - you’ve gotta go sometime.

Richard Wright left an indelible mark in the music world and history.

Farewell, Rick.

h1

The killer awoke before dawn

Sunday, May 25th, 2008

I’m not the sociable type. I know that.
Spend any amount of time around people, you get your heart broke. Treachery, hypocrisy. Promise of love.
Look into the mouth of a person, and you’ll find lies wriggling there like maggots waiting to grow wings. The world has gone mad.

A man could kill from sunup to sunset, and still his work would never be done.

Ernie Dell, before committing suicide. CSI: Crime Scene Investigation, “Loco Motive”.

«Kill, kill, kill, kill, kill, kill…»

h1

Fannysmackin’

Sunday, May 25th, 2008

Ho detto che le parole di Grissom in quell’episodio erano uno specchio della realtà, vedendo quanto avviene in quell’episodio di CSI: Crime Scene Investigation una sorta di iperbole della realtà d’oggi. Le persone, e soprattutto i giovani, non hanno più vergogna né si sentono in colpa per ciò che fanno, a prescindere. E certe cose io le vedo tutti i giorni.

Non c’è niente che li trattenga dal rubare (anche se poi taglierebbero le mani agli stranieri che rubano, per non smentire la propria ipocrisia), drogarsi a scopo ludico et similia. Non c’è nulla che impedisca loro di stendere un velo omertoso su tutto quanto. Omertà, come per la mafia. Chiamiamo le cose con il loro nome. Tanto, perché dovrebbero sentirsi in colpa? Ah, «ma sono bravi ragazzi» vi assicureranno i genitori, spesso ignari, spesso assenti, spesso avulsi dalla realtà: la verità è che non hanno idea di come stiano davvero le cose. Ah, «ma sono ragazzi», «ma vogliono solo divertirsi».

Ma lo specchio si è infranto. Finché succedeva in un telefilm potevamo ingannarci, rassicurarci, nasconderci dietro l’apparente surrealità della cosa, troppo abominevole per pensare ad un suo verificarsi. Ma è accaduto e ciò è diventato realtà. Tragica e cruda realtà. Qualche settimana fa il fatto: un ragazzo picchiato a sangue senza alcun motivo. Senza alcun motivo, dei ragazzi volevano solamente picchiare qualcuno. E un ragazzo è morto. Morto. Non si torna indietro.

È tutto simile, terribilmente, a quell’episodio.  Un gruppo di giovani, “brave famiglie”, “bravi ragazzi” dicevano. Ma si divertivano a picchiare la gente. Anche a morte.

Rendiamoci conto di quello che sta accadendo alla società. L’inerzia è enorme. L’etica è morta, scomparsa, dissolta.

«[...] senza una coscienza, non c’è niente che ti impedisca di uccidere qualcuno. Evidentemente, non devi nemmeno sentirti in colpa.»

h1

Povera patria

Friday, April 18th, 2008

E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.
(Giovanni, III, 19)

Il sacrificio della patria nostra è consumato.
(Jacopo Ortis, Ultime lettere di Jacopo Ortis, Ugo Foscolo)

Così muore la democrazia: sotto scroscianti applausi.
(Padmé Naberrie Amidala, Star Wars Episode III: Revenge of the Sith)

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature.
Se avremo ancora un po’ da vivere…

La primavera intanto tarda ad arrivare.

(Franco Battiato, Povera Patria, Come un cammello in una grondaia)

h1

Mad society

Saturday, March 29th, 2008

Una bussola per la moralità può indicarti la direzione giusta ma non ti porta a destinazione. La nostra cultura sostiene che non devi più provare vergogna per quello che fai. E purtroppo questa città è fondata sul principio che non esiste qualcosa come la colpa: “Fa quello che vuoi, non ti giudicheremo”. Quindi, senza una coscienza, non c’è niente che ti impedisca di uccidere qualcuno. Evidentemente, non devi nemmeno sentirti in colpa.

Gil Grissom. CSI: Crime Scene Investigation. “Fannysmackin’”

Vivo in mezzo ai giovani. Credetemi. È terribile, ma questo è uno specchio della realtà.


Our moral compass can only point us in the right direction, it can’t make us go there. We live in a society that preaches ‘Do whatever you want,’ and that includes killing someone. This city is built on the foundation that you can do whatever you want. You can even kill somebody, and apperently you don’t even have to feel bad about it.

Gil Grissom. CSI: Crime Scene Investigation. “Fannysmackin’”

I live among the young people. Believe me. It’s terrible, but this is a mirror of the reality.

h1

Brain damage?

Saturday, December 22nd, 2007

Accade spesso: diciamo che qualcuno è pazzo perché troviamo troppo abominevole una qualche sua azione (es. omicidi, stragi et similia).

Ma qual è la verità? Si può davvero definire pazzo? O siamo noi che vogliamo pensare che lo sia, per non dover ammettere che l’uomo, di per sé, può agire con freddezza e malvagità per noi inconcepibili?

Magari il fatto che per la società un’azione sia inconcepibile è sufficiente per definire pazzo chi la commette. Ma c’è veramente un fatto neurologico dietro o è solo un costrutto sociale, un’espediente usato dalla società per difendersi?

h1

Trust is a weakness

Sunday, October 7th, 2007

Trust. Su cosa sia la fiducia, ognuno penso abbia la propria idea, quantomeno la propria variante. Non mi soffermo sull’esprimere la mia, che non ho motivo di presumere sia più valida di altre, ma soprattutto è piuttosto ininfluente su quanto voglio trattare.

Vediamo, insomma, come possiamo rappresentare la fiducia, individuando un modello abbastanza valido, ispirato alle web of trust. In sostanza, dato un’insieme di persone tra le quali possono sussistere rapporti di fiducia, possiamo rappresentare esse mediante nodi di un grafo orientato e pesato. La fiducia di una persona A in B è quindi individuata dal peso assegnato all’arco orientato che da A va a B.

Vediamo un po’ di caratteristiche di questo grafo: la presenza di un arco che va da A a B rappresenta la conoscenza da parte di A dell’esistenza della persona B: automaticamente, quando vi è un rapporto di conoscenza, vi è un certo livello di fiducia. Tra due nodi possono esservi:

  • 0 archi: nessun rapporto di conoscenza e quindi di fiducia
  • 1 arco orientato: rapporto di conoscenza unidirezionale, con relativo valore di fiducia
  • 2 archi orientati in direzioni opposte: rapporto di conoscenza reciproco, con due valori di fiducia

Ora, la natura del valore che andrà a rappresentare il livello di fiducia mediante la sua assegnazione ad un arco, dipende dagli aspetti della fiducia che si vogliono rappresentare e dall’approssimazione con cui si vuole farlo. Opterei intanto per un intervallo continuo. Si potrebbe obiettare che ridurre la fiducia ad un mero numero sia riduttivo, ma potrei rispondere che non siamo vincolati ad un valore scalare, può essere benissimo una grandezza vettoriale con un numero a piacere N di dimensioni, in modo da rappresentare la cosa quanto dettagliatamente si vuole. Che poi sia difficile farlo, è un altro discorso. Ad ogni modo il modulo di questa grandezza rappresenta il livello di fiducia, che può essere positivo (fiducia), nullo (insufficienti elementi per determinarlo) o negativo (sfiducia).

Ora vediamo come il sistema è visto da una persona che è un nodo dello stesso sistema, invece che da un punto di vista onnisciente. Innanzitutto la persona si basa su un numero più o meno minore, rispetto al totale, di nodi e archi noti. La fiducia che A ha un B è funzione sia del valore soggettivo frutto dell’esperienza personale (componente diretta) di A nelle interazioni con B, sia della fiducia che una generica terza parte C ha in B e della fiducia che A ha in C stessa (componente indiretta). Si potrebbe rendere in maniera formale, ma non avrebbe utilità in questa sede. (Si potrebbe anche considerare il caso in cui la sfiducia da parte di B nei confronti di una persona D per la quale il proprio livello di fiducia è molto alto, vada, anziché a diminuire il livello di fiducia in D, a diminuire il livello di fiducia in B.) Ci sono vari fattori che però contribuiscono ad aumentare l’incertezza della componente indiretta del livello di fiducia:

  • A non è al corrente di tutti i nodi che hanno un arco uscente verso B
  • Per i nodi di questo tipo che sono noti, A non conosce tutti i pesi associati agli archi
  • Per i nodi di questo tipo e i pesi associati agli archi che sono noti, A ha conosce un valore che non necessariamente è quello attuale, e la cui affidabilità dipende dalla frequenza delle interazioni con la terza parte e dal tempo trascorso dall’ultima interazione.

Come si può notare, l’evoluzione temporale del sistema assume caratteristiche molto complesse.

Anche il peso relativo della componente diretta e di quella indiretta del livello di fiducia dipendono da vari fattori, in particolare dalla frequenza delle interazioni con B e dal livello di conoscenza che A ha di B. È necessario quindi, quando A si trova ad aggiornare un peso assegnato ad un determinato arco (a seguito ad esempio di un’interazione con un’altra persona), il ricalibro (o ricalcolo) di tutti i pesi dipendenti da esso, o almeno quelli sui quali la variazione non è trascurabile.

Che sia facile, difficile, indolore o doloroso, deve essere fatto. Non è possibile decidere di non (ri)assegnare un peso ad un determinato arco uscente dal nodo che rappresenta noi stessi, ed è difficile farlo in alcune situazioni, ed è tanto più difficile farlo quanto è grande la variazione del valore in questione.

E così a volte ci si trova soli. Senza nessuno a cui chiedere o con cui consultarsi. Perché un po’ tutti sono coinvolti nell’insieme di valori di fiducia da riassegnare. E così ci si sente smarriti, almeno per un po’. Si è soli, e bisogna effettuare determinate scelte. La soluzione migliore, forse, è quella di confrontarsi direttamente con la persona nei confronti della quale bisogna rivalutare la fiducia. O forse no. Forse è proprio vero che “la fiducia è una debolezza”.

h1

Bandiera bianca

Tuesday, September 11th, 2007

Che mi si dica che non ho capito nulla, lo accetto.

Che per dirmelo si dica che mi sono bruciato il cervello, un po’ mi infastidisce, ma più che altro mi fa trarre conclusioni non positive sul metodo di dialogo dell’interlocutore.

Che si insinui che io sia in malafede, invece, non lo accetto. E non è mia intenzione proseguire una discussione in cui si parta da tale presupposto.

Mi rattrista, ma sopravviverò anche a questo.

«The child is grown, the dream is gone.
I have become comfortably numb.»