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Trust is a weakness

October 7th, 2007

Trust. Su cosa sia la fiducia, ognuno penso abbia la propria idea, quantomeno la propria variante. Non mi soffermo sull’esprimere la mia, che non ho motivo di presumere sia più valida di altre, ma soprattutto è piuttosto ininfluente su quanto voglio trattare.

Vediamo, insomma, come possiamo rappresentare la fiducia, individuando un modello abbastanza valido, ispirato alle web of trust. In sostanza, dato un’insieme di persone tra le quali possono sussistere rapporti di fiducia, possiamo rappresentare esse mediante nodi di un grafo orientato e pesato. La fiducia di una persona A in B è quindi individuata dal peso assegnato all’arco orientato che da A va a B.

Vediamo un po’ di caratteristiche di questo grafo: la presenza di un arco che va da A a B rappresenta la conoscenza da parte di A dell’esistenza della persona B: automaticamente, quando vi è un rapporto di conoscenza, vi è un certo livello di fiducia. Tra due nodi possono esservi:

  • 0 archi: nessun rapporto di conoscenza e quindi di fiducia
  • 1 arco orientato: rapporto di conoscenza unidirezionale, con relativo valore di fiducia
  • 2 archi orientati in direzioni opposte: rapporto di conoscenza reciproco, con due valori di fiducia

Ora, la natura del valore che andrà a rappresentare il livello di fiducia mediante la sua assegnazione ad un arco, dipende dagli aspetti della fiducia che si vogliono rappresentare e dall’approssimazione con cui si vuole farlo. Opterei intanto per un intervallo continuo. Si potrebbe obiettare che ridurre la fiducia ad un mero numero sia riduttivo, ma potrei rispondere che non siamo vincolati ad un valore scalare, può essere benissimo una grandezza vettoriale con un numero a piacere N di dimensioni, in modo da rappresentare la cosa quanto dettagliatamente si vuole. Che poi sia difficile farlo, è un altro discorso. Ad ogni modo il modulo di questa grandezza rappresenta il livello di fiducia, che può essere positivo (fiducia), nullo (insufficienti elementi per determinarlo) o negativo (sfiducia).

Ora vediamo come il sistema è visto da una persona che è un nodo dello stesso sistema, invece che da un punto di vista onnisciente. Innanzitutto la persona si basa su un numero più o meno minore, rispetto al totale, di nodi e archi noti. La fiducia che A ha un B è funzione sia del valore soggettivo frutto dell’esperienza personale (componente diretta) di A nelle interazioni con B, sia della fiducia che una generica terza parte C ha in B e della fiducia che A ha in C stessa (componente indiretta). Si potrebbe rendere in maniera formale, ma non avrebbe utilità in questa sede. (Si potrebbe anche considerare il caso in cui la sfiducia da parte di B nei confronti di una persona D per la quale il proprio livello di fiducia è molto alto, vada, anziché a diminuire il livello di fiducia in D, a diminuire il livello di fiducia in B.) Ci sono vari fattori che però contribuiscono ad aumentare l’incertezza della componente indiretta del livello di fiducia:

  • A non è al corrente di tutti i nodi che hanno un arco uscente verso B
  • Per i nodi di questo tipo che sono noti, A non conosce tutti i pesi associati agli archi
  • Per i nodi di questo tipo e i pesi associati agli archi che sono noti, A ha conosce un valore che non necessariamente è quello attuale, e la cui affidabilità dipende dalla frequenza delle interazioni con la terza parte e dal tempo trascorso dall’ultima interazione.

Come si può notare, l’evoluzione temporale del sistema assume caratteristiche molto complesse.

Anche il peso relativo della componente diretta e di quella indiretta del livello di fiducia dipendono da vari fattori, in particolare dalla frequenza delle interazioni con B e dal livello di conoscenza che A ha di B. È necessario quindi, quando A si trova ad aggiornare un peso assegnato ad un determinato arco (a seguito ad esempio di un’interazione con un’altra persona), il ricalibro (o ricalcolo) di tutti i pesi dipendenti da esso, o almeno quelli sui quali la variazione non è trascurabile.

Che sia facile, difficile, indolore o doloroso, deve essere fatto. Non è possibile decidere di non (ri)assegnare un peso ad un determinato arco uscente dal nodo che rappresenta noi stessi, ed è difficile farlo in alcune situazioni, ed è tanto più difficile farlo quanto è grande la variazione del valore in questione.

E così a volte ci si trova soli. Senza nessuno a cui chiedere o con cui consultarsi. Perché un po’ tutti sono coinvolti nell’insieme di valori di fiducia da riassegnare. E così ci si sente smarriti, almeno per un po’. Si è soli, e bisogna effettuare determinate scelte. La soluzione migliore, forse, è quella di confrontarsi direttamente con la persona nei confronti della quale bisogna rivalutare la fiducia. O forse no. Forse è proprio vero che “la fiducia è una debolezza”.

One comment to “Trust is a weakness”

  1. Sicuro che la debolezza non sia essere soli?
    Quello che senti dentro (per quanto forse non ti piaccia saperlo) non è un modello né una formula..
    :**


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