Archive for October, 2006

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Mondi lontanissimi

Sunday, October 29th, 2006

Da anni un mappamondo illuminato accompagna le mie letture la sera, rischiarando un piccolo angolo della stanza e lasciando il resto in balia di ombre e penombre.

E ogni tanto ricordo le prime volte che, ancora bambino, lo scrutavo, lo ruotavo, leggevo insoliti nomi di luoghi sconosciuti. Probabilmente è l’ignoto ad esercitare fascino, a far volare l’immaginazione, talvolta in modo irreale. Ed è così che rimanevo affascinato da Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Saint Lucia, Trinidad e Tobago… perché? Forse per il nome, per la zona, per le bandiere che risaltavano ai miei occhi sfogliando un qualche atlante… chissà…

Ancora oggi i luoghi sconosciuti mi affascinano, talvolta interrompo la lettura e mi fermo, osservo il mappamondo. Apparentemente senza scopo e senso, cerco luoghi dai nomi sconosciuti, luoghi remoti, spesso freddi. Il Pacifico è grande, vado al centro, in cerca di isole lontane dalla terraferma, evidentemente non penso che il clima lì è ottimo, non penso che i nomi che troverò saranno luoghi turistici ed inflazionati… Hawaii, Samoa, Figi… no, non cerco quei luoghi, non hanno il fascino sopra descritto.

Scendo verso l’Antartide, ecco, ricordo che mi affascinavano quei luoghi, prendenti nome da vari esploratori… Terra di Maud, Terra di Wilkes, Terra Maria Byrd, Terra di Graham… inutile rendersi conto che è praticamente solo ghiaccio, il fascino rimane. Poi si sale verso Stretto di Drake, trovando Capo Horn nella fredda Terra del Fuoco… no, non mi addentro troppo nell’Argentina.

Ecco, l’artico offre altri luoghi ignoti ed affascinanti, ma è difficile capire dove la terra è distinguibile dalle acque e dove invece domina il ghiaccio. Passando per Islanda e Groenlandia ,mi soffermo sul nord del Canada, la Baia di Hudson, le isole, i laghi. Isola Victoria, Terra di Baffin, Arcipelago di Parry, luoghi freddi, sperduti e desolati, ghiacciati, ignoti. Affascinanti.

A volte la voglia di viaggiare prende anche me, caratterizzata da una predilezione per il luoghi freddi e desolati… per ora viaggiano solo l’immaginazione e la fantasia. Post dal senso fuggente o post privo di senso?

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Intelligenza

Tuesday, October 17th, 2006

L’intelligenza ha qualcosa di affascinante.

L’uomo ha un’intelligenza sviluppata, anche gli animali hanno forme di intelligenza, ma nessuno ha costruito sistemi socio-culturali come quelli umani.

Sarà che sono i meccanismi di selezione naturale a determinare lo sviluppo dell’intelligenza, ma siamo abituati ad associare l’intelligenza unicamente alla vita.

Ma il funzionamento del sistema nervoso non è forse basato sulla trasmissione di segnali elettrochimici tra unità dette neuroni? Mi chiedo cosa potrebbe impedire a entità inanimate, ma opportunamente strutturate, di avere una propria intelligenza basata su un altro tipo di unità elementare ed un altro tipo di segnali. Di fronte a questa possibilità, quali possano essere i meccanismi di formazione di queste strutture appare di secondaria importanza.

Il dubbio è forse legittimo, tanto che alla sua origine (come ricordava Diego Casadei in un articolo) sta il romanzo fantascientifico La nuvola nera dell’astrofisico Fred Hoyle dove l’autore considera che una nube di gas ionizzato sia strutturata in modo da avere una propria intelligenza, basata sullo scambio di onde elettromagnetiche. Sì, è fantascienza: una strutturazione simile non viene fuori dal caos, ma teoricamente perché non sarebbe possibile?

Ho posto il problema di cosa possa strutturare un’entità inanimata in modo che sia intelligente. E se fosse proprio un’intelligenza a farlo? Uomo e intelligenza artificiale?

Non ne sono sicuro, ma ad un livello sufficientemente elementare il funzionamento del sistema nervoso dovrebbe essere, magari caotico, ma comunque deterministico. Se quindi un’intelligenza crea di fatto un’altra intelligenza o un gruppo di intelligenze, cosa garantisce a l’originale entità intelligente di non essere a sua volta un prodotto di altre entità intelligenti?

Considerando che anche l’universo in cui si trova ciascuna classe di intelligenze potrebbe essere artificiale e strutturato intorno alle stesse, queste potrebbero non accorgersi di essere artificiali. Postulando che una classe di entità intelligenti A possa strutturarne un’altra B, la classe A potrebbe inserire B nello stesso universo in cui si trova, oppure in un universo, come detto prima, strutturato ad hoc e che appare artificiale solo se visto da A, ma non dal punto di vista di B che è interna ad esso.

Qualora la classe di intelligenze B creasse a sua volta una classe C, entrambe le classi A e B vedrebbero come artificiale la classe C, ma solo la classe A constaterebbe che la cosa può ripetersi all’infinito. Altra nota: una classe potrebbe solo avere il dubbio di essere stata creata da un’altra, ma non poterlo verificare in alcun modo: insomma se può creare un’altra classe di intelligenze, comprenderà che potrebbe essere stata creata a sua volta.

Ognuno tragga le sue conclusioni.

Lo so, probabilmente molto di quello che ho scritto è errato, spero che qualche spunto di riflessione però lo si possa ricavare. Non ho nessuna delle competenze che sarebbero necessarie per effettuare considerazioni e riflessioni sul tema, quindi ci sono molte possibilità che abbia commesso qualche errore di fondo piuttosto madornale che renda completamente stupido e inutile tutto il ragionamento. E in fondo è quello che spero…

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Dio

Monday, October 9th, 2006

È un tema che prima o poi dovevo toccare. Oltre ad essere una questione sulla quale, prima o poi, dovrò prendere la mia personale decisione.

Dio esiste? Perché ci si pone questa domanda? È, quello sul trascendente, un dubbio legittimo oppure non è altro che qualcosa originato solamente da esigenze dell’uomo?

Il credere, ma anche il non credere, non è qualcosa di facile da decidere. Tempo fa, qualcuno mi faceva notare che «una volta separato ciò che si sa da ciò in cui si crede, non è un problema credere.» Effettivamente è il modo di pensare che sembra più avvicinarsi al mio, una fede sì, ma senza pretese sul mondo fisico, senza dogmi che ci precludano la possibilità di conoscere il funzionamento dell’universo.

Già, ma una volta separato ciò che si sa da ciò in cui si crede, che ruolo attribuiamo a Dio? Che senso ha la sua esistenza? Tra l’altro, come definiamo la sua esistenza, esistenza di qualcosa di indefinibile? O forse, usando una metafora proveniente da Flatlandia, Dio è la sfera che vediamo come cerchio?

Probabilmente, ad un ateo questo post sembrerà insensato e io sembrerò idiota, per un credente sembrerà troppo poco ortodosso, per un agnostico, boh, spero che almeno un agnostico possa capire.